Stampa questa pagina

Ammanco di 154mila euro alla scuola dell’Oratorio? Assolta l’ex segretaria

È risultata completamente estranea al presunto ammanco di 154mila euro dalle casse della scuola paritaria. E il processo di primo grado, che l’ha vista imputata con l'accusa di appropriazione indebita aggravata, si è concluso con un’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.

La sentenza, emessa nelle scorse ore dal giudice monocratico del Tribunale di Lecce Natascia Mazzone, ha prosciolto con formula piena l’ex segretaria della scuola paritaria dell’Oratorio “Don Bosco”, A. M. G., 74 anni, di Monteroni. Il pubblico ministero aveva invocato una condanna a tre mesi. Il processo ha invece riconosciuto la non colpevolezza della donna.

L’inchiesta fu messa in moto da una denuncia presentata in Procura dalla nuova dirigenza della cooperativa “San Domenico Savio”, oggi in liquidazione, che ha gestito la scuola dell’infanzia e primaria dello storico oratorio monteronese di viale Trieste subentrando nel 2009, dopo la morte del compianto rettore e presidente don Antonio Giancane.  

L’ex segretaria della scuola finì a giudizio tre anni fa. Ma all’interno di questa controversa vicenda giudiziaria, per ben due volte il pm Antonio Negro (che aveva coordinato gli accertamenti di polizia giudiziaria effettuati dalla Guardia di Finanza) aveva chiesto l’archiviazione degli atti ritenendo non sufficienti gli elementi per sostenere l’accusa e quindi valutando come infondata la notizia di reato. Di parere opposto il gip Annalisa De Benedictis che, nell’aprile 2014, rigettando l’istanza del sostituto procuratore e accogliendo l’ennesima opposizione presentata dalla nuova amministrazione della cooperativa, dispose l’imputazione coatta per l’ex segretaria.

Al centro dell’inchiesta un “buco” di 154mila euro che sarebbe stato riscontrato nelle casse della società. Un presunto ammanco dovuto all’omesso versamento, dal primo luglio 2005 al 31 marzo 2009, degli obblighi contributivi verso l’Inpdap. Somme che, per la difesa, non furono versate per un deficit di liquidità. Secondo la tesi dell’accusa, invece, sarebbero state riscosse ma mai trasferite nelle casse sociali della cooperativa, né utilizzate per il pagamento dei contributi di insegnanti e dipendenti (nel 2012, peraltro, il caso dei mancati pagamenti degli oneri contributivi fu al centro anche di un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Istruzione).

Secondo l’ordinanza del Gip, in quel lasso di tempo durato quasi 4 anni, l’ex segretaria avrebbe agito come factotum e amministratrice di fatto della cooperativa, in virtù della fiducia riposta in lei dall’allora presidente (don Giancane) e dell’assenza del sacerdote stesso, sempre meno presente all’interno dell’istituto scolastico per l’età avanzata e le gravi condizioni di salute.

Una tesi che però è stata rigettata dal processo (diversi i testimoni ascoltati in aula) e poi dal verdetto di assoluzione che ha riconosciuto l’innocenza della donna. Nessuna responsabilità quindi per l’ex segretaria, risultata estranea ad ogni addebito: una sentenza che attenua anche l’eventualità dell'ammanco.