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Monteronese bianconero 'conquista' la maglia di Dybala e la regala a un bimbo ammalato

Riceve la maglia direttamente da Paulo Dybala e la dona ad un bambino malato di cancro: il lodevole gesto del monteronese Paolo Rizzato (29 anni, lavora a Milano come agente immobiliare) fa il giro del web.

La foto che lo ritrae insieme ad un bambino malato con la maglia di Paulo Dybala è ormai diventato virale. E tutto perché dietro a questo scatto si nasconde una storia commovente: “Non ero riuscito a prendere i biglietti - ci racconta Paolo - per festeggiare insieme ai miei beniamini il sesto scudetto consecutivo. Sono juventino da sempre e non volevo comunque perdermi i momenti della festa. Così ho deciso di raggiungere Torino, per respirare appieno il tripudio. Dopo di che ho deciso di andare sotto casa di Paulo Dybala”.

Una vera impresa per il monteronese, che tramite i suggerimenti di alcuni conoscenti è riuscito a scovare l’abitazione del numero 21 juventino, che per altro aveva deciso di festeggiare la storica impresa nella sua abitazione anziché cenare con la squadra. Sotto casa si erano assiepati circa un migliaio di fans.

C’era veramente tanta gente ad aspettare Dybala – continua Paolo - Tutti acclamavano il suo nome, tutti desideravano vederlo. Fino a quando non si è affacciato alla finestra. Aveva la sua maglia in mano. E poi l'ha lanciata sulla folla e fortunatamente è caduta proprio vicino a me. L'abbiamo afferrata in due. Io ed un ragazzino di 16 anni. Era diventata quasi una guerra per aggiudicarsi quel trofeo. Praticamente un tiro alla fune con il rischio di strapparla. Ma poi è accaduto l’incredibile. Quasi un'illuminazione. Abbiamo girato lo sguardo sotto di noi, dove vi era un bambino con una mascherina, accanto a sua madre. Un bimbo di 6 anni malato di leucemia. Ci guardava. In quel momento senza neanche dirci una parola abbiamo pensato subito di donarla a lui. La commozione immediata nei suoi occhi è stato il nostro regalo più grande. Così ci siamo scattati una foto”.

Un bel gesto che fa sicuramente onore ai due: “Ricorderò per sempre questo momento - conclude il giovane monteronese - anche perché il calcio non è fatto solo di 22 giocatori che rincorrono una palla. È anche sportività ed emotività. È passione e sentimenti. Inoltre, con il ragazzino sedicenne ci siamo dati appuntamento a Cardiff. Insomma non tornerò a casa con la maglia di Dybala, ma tornerò soddisfatto per aver fatto felice un bambino che in quel momento ne aveva certamente più bisogno di me”.